Area camper Rumo

Indirizzo:Frazione Marcena, Rumo (TN)

Contatti: Info: Tel. +39 0463.530113 - www.areacamperrumo.it

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Ottimamente attrezzata l'area camper di Rumo, di più, semplicemente un approdo con altissimi standard di accoglienza e sosta temporanea, la nuova e moderna struttura all'aria aperta è automatizzata e con tariffe popolari € 4,00 ogni 12 ore, la cassa automatica funziona solo con monete rilasciando un badge elettronico. Inoltre è fornita di servizi igienici e docce con accesso diretto tramite badge (aperti da marzo a ottobre), nuovo e professionale lo stallo del camper service, le dieci piazzole sono in piano e su auto bloccanti e sono disposte perpendicolarmente lungo la corsia di transito in salita. Ci sono gli allacciamenti alla rete elettrica, l'illuminazione notturna, un bel parco giochi attrezzato per i bambini, percorsi di trekking ed altro ancora.. Il tutto a 900 metri sul livello del mare e con favoloso panorama sulla splendida catena montuosa delle Maddalene.

L'area sosta camper comunale di Rumo si trova di lato al Centro polifunzionale del comune, è una struttura nuovissima e modernissima, e di confine al bellissimo e attrezzato parco giochi per i bambini. Primo negozio di alimentari a 550 metri circa, il primo distributore di benzine subito dopo. Da questo punto inoltre si snodano vari sentieri per gli amanti del trekking di montagna.

L'area sosta camper comunale di Rumo (TN) potrebbe trovare felicemente una locazione adatta anche sulle vette dell'Himalaya, senza gli sherpa ovviamente.. Da sotto, cioè dall'ingresso dove sorge, osservando si capisce la forte pendenza del terreno di montagna, mettendo in apprensione ed anche un poco di agitazione chi sta per entrare, ma è dall'alto che si ha una visione d'insieme nitida. Questa, chiarisce quanto ingegno e risolutezza abbiano usato i tecnici e gli operatori del comune nel realizzarla, nessun compromesso.. Gente che bada al sodo e che non si ferma davanti a niente.

Tutte le dieci piazzole per la sosta temporanea sono in piano e con corsia centrale asfaltata abbastanza ampia, tutte autonome con colonnine elettriche in materiale plastico. Per raccordare le piazzole alla corsia di transito ci sono volutamente dei dossi di congiungimento con forti pendenza, e non sarebbe altrimenti, però sono funzionali e con molta attenzione nelle manovre d'accesso il parcheggio è assicurato. A mio avviso questi dislivelli andrebbero colorati, così da permettere al conducente di individuarli velocemente senza che qualcuno, magari sotto la pioggia faccia da aiuto manovre. Il mio consiglio è quello di entrare di retromarcia, per poi uscire senza problemi.

L'area di sosta comunale è un ottimo progetto e lo si vede dalla qualità degli accessori utili per un confortevole soggiorno, come i piccoli lampioncini ad altezza bimbo che illuminano la corsia di transito, le colonnine elettriche distribuite in modo razionale, la video sorveglianza e i vari punti antincendio. Tutta la struttura ricettiva è inoltre recintata e l'accesso ed uscita avvengono in un unico punto con sbarra automatica.

Il camper service è ottimo sia per la qualità e per la fruibilità, un ampio e ben fatto stallo sanitario in piano e su cemento armato e con al centro il pozzetto carrabile e auto pulente in acciaio inox, di lato la colonnina multi funzione di servizio con il rubinetto per la fornitura dell'acqua potabile su un lato, e dall'altro lato lo sportello per lo scarico delle cassette estraibili. Anche qui vige la stessa considerazione delle piazzole di sosta, con cautela e determinazione l'utilizzo è pratico e senza problemi. Tutto l'impianto sanitario è un opera professionale dalla Wc Wash.

Infine segnaliamo incluse nelle tariffe davvero popolari, le docce riscaldate e i servizi igienici ambo i sessi ed anche per i disabili, il tutto con badge automatico e un fantastico parco giochi attrezzato per i bambini.

Apertura annuale: Tempo massimo di permanenza 72 ore. I cani sono ammessi ma sotto la responsabilità del proprio padrone e con l'obbligo tassativo della raccolta delle deiezioni canine.
Tariffe giornaliere: Vedi sito web
Cauzione: € 5,00 per tessera, restituzione dopo l’uscita
Pagamento solo contanti ( € 5,00 - € 10,00 - € 20,00 e monete)
NO BANCOMAT E NO CARTA DI CREDITO
La tessera di permanenza da diritto all’ingresso e uscita della sbarra per la durata scelta, all’uso delle utenze elettriche, al servizio camper per carico e scarico acque e all’uso della doccia presso i bagni del parco giochi. Nel caso di mancata uscita nel tempo stabilito (la sbarra non si apre), restituire la tessera e prenderne un’altra della durata minore possibile (entrare, uscire e restituire nuovamente l’ultima tessera).
Nel caso di mancato reso (monete del resto esaurite) la colonnina darà uno scontrino con dei crediti utili per ritirare il resto dovuto presso il Comune di Rumo.
Per ulteriori problemi o informazioni rivolgersi presso il Comune di Rumo nei normali orari di apertura (aperto sabato mattina, chiuso il lunedì).
Telefono: 0463 530113

Area camper Rumo
Frazione Marcena - 38020 Rumo (TN)
Tel. +39 0463.530113
www.areacamperrumo.it
Coordinate GPS: 46.445622, 11.0141312 / 46°26'44.2"N 11°00'50.9"E

Come raggiungere l'area camper

Uscita autostradale S.Michele all'Adige-Mezzocorona (A22 Brennero Modena):
Km 40 dall'uscita del casello autostradale di S. Michele all'Adige-Mezzocorona, in direzione Valle di Non via Mezzolombardo, Dermulo, giungendo a Cles. Dopo il centro abitato di Cles, seguire le indicazioni per Rumo.
Passo del Tonale: Km 55 dal Passo del Tonale. Percorrere la Val di Sole in direzione Trento, via Vermiglio, Ossana, Mezzana, Dimaro, Malè, Caldes, dopo 2 KM dall'abitato di Bozzana, in località "Mostizzolo", svoltare a sinistra in direzione di Livo, Bresimo, Rumo.
Per raggiungere l'area camper svoltare, una volta arrivati a Marcena, al bivio di fronte ai carabinieri in direzione di Lanza. Dopo circa 500 metri, nei pressi dell'hotel Du parc, svoltare a destra in un parco giochi. Dietro il parco gioci si trova la vostra destinazione.

Comune di Rumo
Frazione Marcena 21 - 38020 Rumo (TN)
Tel. +39 0463.530113
www.comune.rumo.tn.it

Sporting Center Val di Sole SRL
Via Gole 105 - 38025 Dimaro Folgarida (TN)
Tel. +39 0463.973278 - Cel. +39 340.2175873
www.raftingcenter.it

Benzinaio
Stazione di servizio Repsol
Frazione Marcena 33 - 38020 Rumo (TN)
Tel. +39 0463.530145

Dispensario farmaceutico
Farmacia Ceschi Dr. Luca
Frazione Marcena 24/A - 38020 Rumo (TN)
Tel. +39 0463.530111

Pro Loco Rumo
prolocorumo@gmail.com
Tel. +39 344.1801023

www.rifugiomaddalene.it

www.visitvaldinon.it

www.dolomitilagoraibike.it
www.ciclabili.provincia.tn.it
www.ippoviatrentinorientale.it
www.turismo.provincia.tn.it
www.provincia.tn.it
www.visittrentino.it
www.valdisole.net
www.stelviopark.it
www.campigliodolomiti.it
www.parcoadamellobrenta.tn.it

Rumo (Rum in nones) è un comune della provincia di Trento. La sede comunale si trova nella frazione di Marcena. È situato tra la sponda destra del torrente Pescara, e la sinistra del torrente Lavazzè (anticamente e fino ai primi anni del Novecento Rumès , vedi Lodo 1730) nella parte nord della Val di Non. Nel 1946, in seguito all'Accordo De Gasperi-Gruber, la frazione di Sinablana, a maggioranza tedesca è stata annessa alla provincia di Bolzano ed è diventata frazione di Lauregno.

Rumo è il nome dato all’insieme delle 9 frazioni anticamente chiamate “cappelle”: Mione, Corte Inferiore, Placeri, Marcena, Corte Superiore, Scassio, Mocenigo, Cenigo e Lanza.

Percorrendo le vie delle frazioni si notano diverse testimonianze di un glorioso passato. Le vicende della storia più recente sono da ricercarsi nelle numerose testimonianze, ancora presenti, sparse su tutto il territorio: dai capitelli votivi risalenti alle pestilenze del Seicento ai dipinti sulle case private. Gli appassionati della natura trovano un mondo tutto da scoprire, dalle escursioni alle gite in bici, la raccolta dei funghi e lo sci alpinismo.

Storia

Dal Neolitico all'avvento dei Romani
La valle risulta frequentata già dal neolitico, lo testimoniano i numerosi ritrovamenti di materiale di scarto della lavorazione della selce presso il lago della Poinella. I primi segni di stabile frequentazione si trovano a partire dal 1400- 1200 a.C. Numerosi sono i reperti e le testimonianze dell'influenza della cultura “Fritzens-Sanzeno” a partire dall'età del bronzo medio fino all'età del ferro.

Generalmente questa cultura si ritiene fosse propria delle popolazioni che le fonti antiche chiamano "Reti", e che erano insediate appunto in queste zone. Mentre Strabone parla dei Reti come di un unico popolo, Plinio precisa che erano divisi in vari gruppi, pur riconducibili a una comune appartenenza etnico-culturale.

La cultura di Fritzens-Sanzeno è attestata dal VI fino al I secolo a.C., quando le campagne militari di Tiberio e Druso nel 15 a.C. portarono le Alpi occidentali e certamente anche la nostra valle sotto il dominio romano; la guerra contro i Reti segna di fatto, per la val di Rumo, la fine dell'età del Ferro.

Nel V libro della sua monumentale opera “Ab Urbe condita”, Tito Livio, scrittore patavino e dunque originario di luoghi posti a stretto ridosso dell'area alpina e retica, rammenta che i Galli, venuti in Italia, “vennero a frequenti scontri” con gli “Etruschi che abitavano tra gli Appennini e le Alpi”, e prosegue: “… alcune popolazioni alpine sono indubitabilmente di origine etrusca, soprattutto i Reti: la natura dei luoghi li inselvatichì al punto che essi mantennero, delle loro caratteristiche originarie, soltanto il modo di parlare, anche se con notevoli alterazioni" (Liv., V, 33). L'invasione gallica, cioè, tagliò fuori gli Etruschi delle zone alpine dalle zone di pianura ed Reti sono, secondo questa versione, null'altro che Etruschi rimasti isolati a causa delle invasioni celtiche. Questa accreditata tesi è sostenuta in termini analoghi da Plinio il Vecchio, nella sua opera Naturalis Historia (III,133), in cui si ricorda: “Si ritiene che i Reti, discendenti degli Etruschi, sotto il loro capo Reto, siano stati cacciati dai Galli”

Le nostre antiche popolazioni ebbero, a partire dal VI secolo a.C., delle significative relazioni con gli Etruschi che in quel periodo raggiunsero la loro massima espansione nell'Italia settentrionale. Gli Etruschi svolsero in quel periodo un importante ruolo di mediazione tra il mondo mediterraneo e quello transalpino, in concomitanza con l'affermarsi dell'espansione commerciale dei Greci nell'alta Italia.

In questo periodo i traffici lungo la valle di Non dovevano già essere sviluppati, dato che essa era la via più breve, e meno malsana (rispetto alle paludi della valle dell'Adige) per arrivare ai due passi di Resia e del Brennero. Importante era certamente il percorso che idealmente congiungeva l'Alto Garda passando da Molveno, Mechel, Rumo passo Castrin (Castrum), passo Resia, ed ancor più importante il commercio dell'ambra che fioriva su questa via.

Gli importanti reperti in ferro (ascia, falcetto, attizzatoio) ed in rame (fibula ed ago crinale), databili al II-III secolo a.C. rinvenuti in loco testimoniano l'alto livello raggiunto dalla siderurgia locale, nonché il ragguardevole grado di civiltà raggiunto rispetto alle confinanti popolazioni delle Alpi. Importante e significativo è stato il ritrovamento casuale di una stele (ancora presente nel luogo del ritrovamento) recante incisa una doppia spirale, simbolo del sole e del tempo, della vita e della morte, essa è probabilmente una pietra tombale risalente ad alcuni secoli a.C.

Significativa misura del livello di civiltà raggiunto nel periodo preromano dalle popolazioni della nostra valle, ci viene dalla testimonianza ricavata dai reperti trovati in quel che rimane dei presunti roghi votivi (o con termine in tedesco Brandopferplatz, composto da Brand, rogo, Opfer, sacrificio, e Platz, luogo), luoghi di culto all'aperto esistenti nelle Alpi nell'età del ferro e con precedenti anche nell'età del bronzo.

Questi riti si svolgevano spesso in alta montagna e sono testimoniati dall'esistenza di terreno carbonizzato, resti di offerte ceramiche, sempre infrante ritualmente, resti vegetali quali leguminose e cereali, e ossa di animali, spesso capre e maiali. Un bellissimo esempio è il rogo ritrovato quasi intatto a Santa Gertrude d'Ultimo e conservato presso il museo archeologico di Bolzano.

L'età romana
Già nei primi decenni del I secolo d.C., la popolazione locale risulta totalmente integrata nel mondo romano, tanto che i suoi esponenti si comportavano, pur non avendone il diritto, da cittadini romani militando addirittura nella guardia personale dell'imperatore. Ciò viene confermato dalla Tavola Clesiana, l'editto con cui l'imperatore Claudio nel 46 d.C. conferì la cittadinanza romana agli Anauni.Poche sono le tracce dell'influenza di oltre quattro secoli di dominio dell'Impero romano, anche se il dialetto locale, di indubbia radice latina, ci ricorda l'importanza avuta nella valle da tale periodo storico.

Lungo l'antica strada di accesso, che fino a tutto il XVII secolo, era la principale via di collegamento con la val di Non, troviamo ancora incisi, in due tratti dell'affiorante roccia porfirica, i segni delle carreggiate, che i Romani usavano talvolta tracciare lungo le loro vie di comunicazione. L'importanza di questa strada, che ci univa alla pieve di Revò, viene ricordata anche nella carta di regola della comunità di Rumo, ove si parla della manutenzione ordinaria e straordinaria, del ponte di Montagnana. Altra traccia, della presenza delle aquile di Roma, e certamente quello che rimane della torre di avvistamento, ora conglobata nei resti di Castel Placeri. Questa struttura (recante tra l'altro una pittura di Antonio Baschenis raffigurante una Madonna con bambino del 1479) ci mostra chiaramente i metodi costruttivi propri del periodo romano, con l'uso di blocchi consistenti di pietra e l'uso di barbacani, nelle vicinanze è stata ritrovata perfettamente conservata una punta di lancia del II - III secolo d.C.

L'attività mineraria
Le montagne a cavallo fra Trentino e Südtirol conservano le cicatrici di attività minerarie importanti, che fecero venire specialisti fin dall'Europa centrale. In particolare, fra il XII e il XVI secolo fu l'argento il motivo di maggiore interesse, in quanto era un metallo strategico per la monetazione. Una delle realtà più significative era la Nonsberg, la miniera della Val di Non, che si estendeva fra Tregiovo, Rumo, Livo e Proves. Qui la documentazione più antica si riferisce alle sponde del torrente Lavazzè in Val di Rumo: la prima miniera, di rame, esisteva già nel Duecento. Successivamente si scavarono piombo e argento.

La ricerca era stata affidata a minatori cèchi, in quanto nel 1475 la miniera si chiamava Künberg, come la signoria di Starà Vozice. Poco dopo, nel 1491, le venne affiancata la “Rumcan”, ovvero la galleria di Rum, Rumo. Rumo era già un presidio importante: anche il torrente Lavazzé, che solca la valle, originariamente si chiamava Rumés. Quanto ai torrenti, nel Quattrocento erano diffuse le macchine idrauliche a servizio delle attività artigianali.

Qui, nei pressi di Mocenigo e sul confine con Livo, durante i sondaggi per la realizzazione di un percorso etnografico lungo il torrente è stata rinvenuta una grande struttura sotterranea, che certamente faceva uso delle ruote idrauliche. La memoria popolare dice che in questa zona “si faceva l'argento”. Da rilievi condotti parallelamente con esperti che si sono occupati di archeologia industriale in giro per il mondo (da Lucca al Galles, dall'Africa sub-sahariana all'India, ricordiamo solo Peter Claughton, Mark Pearce, Marco Morin), pare altamente probabile che questa sia effettivamente la struttura interna della fonderia per l'argento, destinata anche al recupero del piombo metallico in un complesso sistema di riduzione al fuoco che utilizzava il principio della condensazione.

Se confermata a livello di prospezione al suolo, l'ipotesi della fonderia rappresenterebbe l'esempio più antico d'Europa, da mettere direttamente in relazione con il forno a riverbero di Lucca e l'argentiera di Montefondoli in Toscana. Si tratta di una lunga condotta, alta circa 1 metro e 20 per 80 di sviluppo orizzontale. È voltata in pietra con sfoghi per l'aria sul soffitto e disegna un'ampia doppia curva. Corre parallelamente al torrente Lavazzè, tanto in direzione che in profondità, e termina in due piccole stanze. Sopra la seconda fino al 1925 c'era una torretta quadrata, un camino esterno. Cinque traverse collegavano al torrente la condotta principale, che è corretto chiamare “manica”, in quanto serviva per veicolare verso il camino i fumi sviluppati vicino al torrente da una batteria di forni, che sfruttavano mantici azionati dall'energia idraulica.

“Manica” è il nome assegnato a questo genere di strutture dal senese Vanoccio Biringuccio nel primo trattato a stampa di argomento metallurgico, il “De Pirothecnia” del 1540. Biringuccio spende parecchie pagine sulle maniche, segno della loro importanza per le lavorazioni sui minerali di piombo. All'interno delle due stanze ci sono numerosi reperti lignei, travi e assi sagomate. La prima stanza doveva funzionare come una camera di condensazione per i componenti più pesanti nei fumi e il recupero della lega piombo-argento. Siamo vicinissimi ai villaggi e ad altre vecchie costruzioni che stanno ancora sul torrente, mulini, fucine e altro. La rete viaria è particolarmente interessante, perché rispetta quella antica. Le antiche miniere - la maggior parte, in quanto solo poche gallerie vennero nuovamente esplorate nell'Ottocento – cessarono di operare prima del 1553.

Malga Lavazzè
Dalla malga si vede la valle con il paese di Rumo e all’orizzonte i gruppi dolomitici dal Catinaccio, con dietro la forma affusolata della Marmolada, al Latemàr fino alle Pale di San Martino; intorno alla malga incombono il Monte Pin, la Cima Binasia, il Monte Stubele e la Cima della Siromba con gli invisibili passi della Siromba e di Lavazzè che portano in Val d’Ultimo.
Come arrivare:
Per raggiungere la malga, giunti all’inizio del paese di Mocenìgo, loc. Scassio, si scenda a sinistra dove la strada si biforca, subito dopo una cabina elettrica dell’Enel. Superato un ponte si prende a sinistra ad un successivo e vicino bivio (segnaletica Sat), continuando lungo la stretta stradina asfaltata che porta in Val di Lavazzè: lassù in alto si vedono i bianchi edifi ci della malga omonima. Abbandonati gli ultimi prati si entra nel bosco arrivando ad un corto ponte con cui, superato il torrente Lavazzè, s’arriva in un ampio slargo dove è possibile lasciare l’auto (Loc. Fontane – m 1.099), la strada asfaltata prosegue

Rankipino
La Pista rampi pedonale “RankiPino” si sviluppa nel cuore del territorio delle Maddalene e collega il Passo delle Palade alla località Mostizzolo, che corrisponde all'imbocco della pista ciclabile della Val di Sole. Per lunghi tratti sterrata, è accessibile a tutti e non presenta difficoltà tecniche; sono presenti solo alcuni brevi tratti ripidi che richiedono attenzione per i meno esperti. Il percorso “Rankipino” attraversa cinque centri abitati compresi nell’area delle Maddalene: Senale, Rumo, Preghena, Bresimo e Cis. Il tratto compreso tra il paese di Cloz e la località “Frari” tra Revò e Rumo si presenta perfettamente pianeggiante poiché segue un vecchio canale irriguo e può essere percorso con facilità nelle due direzioni da tutti. Il parcheggio presso il campo sportivo di Cloz è stato pensato proprio per le famiglie che vogliono pedalare con i bimbi su questo tratto.

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