Area sosta Cascata delle Marmore

Indirizzo:Piazzale Felice Fatati - Località Marmore, Terni (TR)

Contatti: Info: Tel. +39 0744.62982 - www.marmorefalls.it

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Ancora per poco, poi si inaugurerà la nuova area sosta attrezzata adiacente alle Cascate delle Marmore. (Visitata a maggio 2017)

L'area di sosta camper e caravan è un progetto vincitore della "13° edizione I Comuni del Turismo dell'Aria Aperta" promossa da APC. Il Comune di Terni se l’era aggiudicato lo scorso anno al Salone del Camper e Caravan a Parma, nell’ambito di un concorso nazionale promosso dall’associazione produttori caravan e camper in collaborazione con Anci, Federparchi, Eurparc Italia, Federterme e Fee Italia.

L'area sosta camper e caravan è posizionata sul lato nord dell'ampio parcheggio pubblico e vicinissima alla biglietteria per le visite alle cascate, al bar, al ristorante, vari negozi e dal cinema 6D. Il Parco delle Cascate delle Marmore è distante dall'omonima località quattro chilometri circa, primo distributore di benzine a tre chilometri circa e dal centro di Terni otto chilometri circa.

Molto ampia con oltre una ventina di piazzole, tutta la struttura ricettiva turistica all'aria aperta è recintata ed anche video sorvegliata, dal cantiere e dalle opere fatte si deduce che mancano ancora pochi lavori e finiture (maggio 2017), ad'esempio l'ingresso e l'uscita automatizzata con le sbarre e la cassa automatica, che sicuramente sarà a pagamento. Ottimi i prodotti professionali scelti per questo approdo, davvero bello e fruibile.

Le 22 piazzole sono tutte in piano e su fondo in ghiaia, disposte razionalmente sul perimetro del parcheggio e con la corsia centrale di transito abbastanza ampia. Gli stalli per la sosta temporanea non sono ombreggiati, ma illuminati la notte da lampioni pubblici e adiacenti al bel parco verde delle Cascate delle Marmore. Le piazzole di sosta sono delimitate da quadretti in metallo posizionati sul suolo del parcheggio, rendendo facile l'individuazione degli stalli. Non è consentito campeggiare, aprire le verande, sistemarsi con tavolini e sedie, ecc.

Ci sono le colonnine della corrente elettrica, incluse nella tariffa giornaliera, sono sitemate in modo pratico e razionale, raggiungendo così anche i veicoli abitativi più lontani, sono presenti anche vari punti antincendio e la zona ecologica per la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani.

La sua particolarità che la rende diversa da altre aree di sosta è la zona di carico e scarico delle acque reflue. Una zona a sé, ben concepita e realizzata, pratica e fruibile tramite una piccola semi rotatoria posta sul lato d'ingresso. la corsia di transito è ottima anche per i veicoli di grosse dimensioni, la logica vuole di entrare dalla parte destra, mettendosi con la cabina di guida verso l'uscita, trovando la colonnina multi funzione in acciaio inox sulla propria sinistra. Ottima e con il foro della tramoggia per lo scarico delle cassette estribili alla giusta altezza, con il rubinetto per la pulizia delle stesse e l'altro rubinetto per il carico dei serbatoi. Il pozzetto a terra è carrabile e auto pulente, in acciaio inox è posizionato correttamente al centro dello stallo sanitario. Tutto i prodotti professionali dell'impianto del camper service sono della InNova. Ottima l'accessibilità, idem anche per l'utilizzo dei servizi.

Apertura annuale, tempo massimo di permanenza 48 ore, i cani sono ammessi ma sotto la responsabilità del proprio padrone e con l'obbligo tassativo della raccolta delle deieizioni canine.
Tariffe giornaliere: Non comunicate (Vedi sito web)

Area sosta Cascata delle Marmore - Terni
Piazzale Felice Fatati - Località Marmore - 05100 Terni (TR)
Coordinate GPS: 42.557607, 12.721840 / 42°33'27.4"N 12°43'18.6"E

Infopoint Cascata delle Marmore
Tel. +39 0744.62982 / Fax +39 0744.362231
www.marmorefalls.it

Comune di Terni
Piazza M. Ridolfi, 1 - 05100 Terni
Tel. +39 0744.5491 - Fax +39 0744.549542
www.comune.terni.it

Servizio Turistico Territoriale del Ternano STT-IAT 
Via Cassian Bon, 4
Tel. +39 0744.423047 - Fax +39 0744.427259
Apertura al pubblico:
dal lunedì al venerdì: dalle ore 9.00 alle ore 13.00
sabato: dalle ore 9.00 alle ore 13.00
info@iat.terni.it

cms.provincia.terni.it

www.provincia.terni.it/turismo
www.ditt.it
www.marmore.it

www.turismo.regione.umbria.it

www.regione.umbria.it
www.itinerari.regioneumbria.eu
www.grandieventi.regioneumbria.eu
www.umbria-turismo.it
www.umbriaonline.com
www.assoguide.it
www.bellaumbria.net
www.umbriaearte.it
www.guideinumbria.com
www.frantoiaperti.net
www.paesaggi.regioneumbria.eu
www.turistainumbria.com
www.umbriatravel.com

Cascata delle Marmore

La Cascata delle Marmore è una cascata a flusso controllato, inserita in un grande parco naturale, tra le più alte d'Europa, potendo contare su un dislivello complessivo di 165 m, suddiviso in tre salti. Si trova a circa 7,5 km di distanza da Terni, in Umbria, quasi alla fine della Valnerina, la lunga valle scavata dal fiume Nera. Il nome deriva dai sali di carbonato di calcio presenti sulle rocce che sono simili a marmo bianco.

Le acque della cascata sono utilizzate per la produzione di energia idroelettrica. La cascata non è dunque sempre aperta a pieno regime. Quando è aperta a flusso minimo la cascata scopre le rocce e la vegetazione sottostante.

Un segnale acustico avvisa dell'apertura delle paratoie di regolazione, e in pochi minuti la portata aumenta fino a donarle l'aspetto conosciuto. L'accesso al parco è possibile dal basso (belvedere inferiore) e dall'alto (belvedere superiore) con pagamento di un biglietto. Diversi sentieri percorrono il parco ed è possibile andare a piedi tra i due belvedere, sia in salita che in discesa.

Di notte la cascata è sempre illuminata da un evoluto impianto a led di ultima generazione, che garantisce un fascio di luce ed una illuminazione uniforme.

La cascata è formata dal fiume Velino che, in prossimità della frazione di Marmore (376 m s.l.m., 802 abitanti secondo i dati Istat del 2011), defluisce dal lago di Piediluco e si tuffa con fragore nella sottostante gola del Nera. Normalmente solo una parte dell'acqua del fiume Velino (portata media 50 m³/s) viene deviata verso la cascata (circa il 30%, equivalenti a circa 15 m³/s). Fa parte del parco fluviale del Nera.

Flora e fauna
La flora e la fauna in corrispondenza delle cascate è tipica della macchia mediterranea. La cascata si contraddistingue per la straordinaria ricchezza biologica. Numerosi sono i vegetali che appartengono sia a forme primitive (alghe azzurre e verdi, muschi, epatiche e licheni), sia ad organismi evoluti come i macromiceti; le piante vascolari acquatiche e quelle terrestri (felci e piante con fiori). A queste presenze botaniche vanno aggiunte le numerose specie zoologiche appartenenti ad insetti, anfibi, pesci, rettili, uccelli e piccoli mammiferi.

L'importanza di questa biodiversità è testimoniata dal fatto che l'area del parco della Cascata delle Marmore è stata riconosciuta a livello europeo come SIC (SIC) e Zona di protezione speciale (ZPS) della Rete Ecologica Europea Natura 2000.[2] Sono presenti specie di uccelli rari o addirittura unici in Italia. Alcuni esempi: Il Merlo acquaiolo e la Ballerina gialla che si alimentano lungo le sponde e nel letto del Nera; il variopinto Martin pescatore che si può osservare durante le migrazioni invernali; la Rondine montana e il Passero solitario che nidificano nelle nude pareti rocciose e la Ballerina bianca che costruisce il nido di fango sotto i tetti delle case prossime alla cascata; l'Usignolo che abita la vegetazione igrofila; la Gallinella d'acqua e il Germano reale.

La cascata delle Marmore è inserita nella rete dei Centri di Educazione Ambientale (CEA) della Regione Umbria.

Le grotte
L'acqua nel corso dei secoli ha scavato grotte con stalattiti e stalagmiti nel travertino. Alcune grotte sono visitabili e rappresentano un aspetto ancora poco conosciuto della cascata delle Marmore, sia dal punto di vista turistico che speleologico.

La leggenda
Sulle origini della cascata c'è una leggenda, solitamente raccontata dallo Gnefro. Una creatura fatata, una ninfa di nome Nera, si innamorò del giovane pastore Velino. Per i due era difficile frequentarsi perché appartenevano a due mondi troppo diversi. Giunone,infuriata, trasformò la ninfa Nera in un fiume perché aveva trasgredito le regole che non consentivano l'amore con gli esseri umani. Velino si gettò a capofitto dalla rupe di Marmore credendo che Nera stesse annegando in quelle acque che prima non c'erano. Giove, per evitargli morte certa, durante il volo lo trasformò in acqua, così da salvarsi e ricongiungersi con Nera per l'eternità.

Cascate delle Marmore

Storia
L’ingegnoso intervento idraulico (271 a.C.) del console romano Curio Dentato, che portò alla creazione della Cascata, ebbe non solo il merito di raccogliere le acque del Velino che ristagnavano nella Sabina (pianura reatina), ma anche quello di mettere in comunicazione due bacini idrografici (Nera -Velino) facendo diventare i due fiumi uno affluente dell’altro.

Il così detto “Cavo Curiano” se da un lato facilitò le condizioni di vita dei Sabini, dall’altro creò considerevoli disagi agli abitanti della bassa Valnerina e della pianura di Interamna (Terni) in quanto, nei periodi di piena dei due fiumi, il territorio sottostante era soggetto a frequenti allagamenti. In merito al funzionamento del Cavo famosa è la disputa legale (54 a.C.), di cui non si conosce l’esito finale, tra Marco Tullio Cicerone, difensore dei Sabini (sostenitori dell’ampliamento del canale) e Aulo Pompeo, difensore degli Interamnati (contrari ad interventi migliorativi). Sempre a conferma del rischio inondazioni, lo storico Caio Cornelio Tacito riferisce di una grandiosa inondazione della Valnerina e di Interamna fino a Roma, (il Nera è uno dei maggiori affluenti del Tevere) avvenuta intorno al 15 d.C., sotto l’imperatore Tiberio.

Con la caduta dell’Impero Romano, le invasioni barbariche e il successivo sviluppo del sistema feudale, i territori pianeggianti e in aperta campagna vennero gradualmente abbandonati. L’assenza di qualsiasi forma di manutenzione del Cavo Curiano ne causò l’innalzamento del fondo con conseguente re-impaludamento della pianura reatina. Occorrerà attendere l’inizio del XV sec. perché si realizzi una nuova opera di bonifica.

Nel 1418, dopo aspre contese con i ternani che si opponevano all’intervento per paura di nuove inondazioni, Braccio Fortebraccio da Montone, allora signore di gran parte del territorio della Chiesa tra cui Terni e Narni, affidò i lavori all’ingegnere Aristotile Fioravanti che li concluse nel 1422 realizzando un nuovo canale detto “reatino”.

Nel secolo successivo (1547), su commissione di papa Paolo III, venne portato a compimento un terzo canale dall’architetto fiorentino Antonio da Sangallo. L’intervento, a distanza di soli quarant'anni dalla sua realizzazione, risultò inefficiente e già nel 1596 papa Clemente III decise di incaricare una commissione di architetti e idraulici per effettuare una ricognizione generale del territorio.

Nel 1601 l’architetto Giovanni Fontana inaugurava l’ultimo e definitivo “canale clementino”, scavato sulla traccia dell’antico Cavo Curiano, caratterizzato da una forte pendenza negli ultimi 400 metri e dalla presenza di un ponte regolatore che doveva controllare le acque del Velino nei periodi di piena.

Nel 1787 l’architetto Andrea Vici realizzò un taglio diagonale sul secondo salto, deviando parte delle acque e formando una cateratta laterale al fine di aumentare la superficie di cadutadell’acqua e diminuirne la forza d’impatto sul fondovalle del Nera. Fu questo l’ultimo intervento che diede alla Cascata l’aspetto attuale, portandola alla ribalta come uno degli scenari più belli d’Italia.

Geologia
La Cascata delle Marmore ha una storia naturale molto antica, strettamente legata alle vicissitudini geologiche subite dal territorio nel corso degli ultimi 500.000 anni. Vicissitudini che determinarono le condizioni affinché il fiume Velino, a un certo momento, confluisse nel fiume Nera all'altezza dell'area oggi nota come "Le Marmore".

La Cascata è un importante asse di regolazione del drenaggio delle acque superficiali di un'ampia area, coinvolgendo due fra i principali corsi d'acqua del Centro Italia. Attualmente, dal punto di vista idrologico, pone in comunicazione due grandi depressioni: il Bacino di Rieti e il Bacino Tiberino.
Ma non è sempre stato così. Queste due aree, note in letteratura geologica come bacini intramontani, sono di origine tettonica, strettamente legate al sollevamento della catena montuosa appenninica. Il fiume Velino, influenzato dagli eventi che segnarono l'evoluzione geologica del Bacino di Rieti, si spinse sempre più ad interessare le aree settentrionali del bacino. Qui, una serie di faglie avevano creato uno stretto varco fra le dorsali montuose, noto oggi come Piano di Canale.

Una ricerca pubblicata recentemente evidenzia che già 100.000 anni fa questo passaggio permise al Velino di sfondare a Nord, andando a mescolare le sue acque con quelle del fiume Nera che, nel frattempo, aveva seguito le fasi di evoluzione geologica della Conca ternana. A quel tempo, il Nera scorreva circa settanta metri più in alto rispetto ad oggi e la confluenza doveva avvenire attraverso una serie di rapide e gradini più o meno accentuati.

Ma mentre il Nera approfondiva il suo alveo, il Velino, soprattutto nell'area di confluenza, accumulava grandi quantità di travertini, essendo le sue acque arricchite di carbonato di calcio da sorgenti situate a monte. Qui le condizioni morfologiche, unitamente alla grande quantità di acqua vaporizzata sui salti e sulle rapide, fecero sì che gradualmente si innalzasse un'enorme diga di travertino. Questa finì per sbarrare completamente l'unico varco che permetteva di evacuare tutte le acque incanalate che si raccoglievano nel Bacino di Rieti. Così lo sbarramento alle Marmore provocò un accumulo di acqua a monte, impaludando la Piana Reatina.

Siamo quasi in tempi storici e, di qui a poco, si assisterà alla realizzazione di una grande opera di ingegneria idraulica. I Romani, infatti, intuendo l'enorme potenziale di fertilità dei terreni costituenti il fondo delle paludi, incisero con un canale la superficie del piastrone travertinoso facendo sì che le acque del Velino ricominciassero a cadere all'interno dell'alveo del Nera, bonificando le paludi e ricreando di conseguenza una cascata d'acqua alle Marmore. Nell'area naturalistica della Cascata delle Marmore insistono più di 300 grotte naturali, tutte censite dal CAI (Club Alpino Italiano) di Terni.

Archeologia
Gli scavi archeologici e i ritrovamenti fortuiti avvenuti nei secoli scorsi a Marmore e nell'area di Piediluco sono la testimonianza dell'esistenza di villaggi organizzati perilacustri e di importanti depositi cultuali già a partire dall'età del Bronzo.

Intorno al 1914 vennero scavate, nei pressi della Cascata delle Marmore, alcune gallerie per ottenere, grazie alla forza dell'acqua in caduta, maggiore potenza negli stabilimenti che producevano carburo. All'interno di una di queste (la galleria del Toro) dopo un primo tratto scavato nella roccia calcarea compatta, gli operai si trovarono di fronte a una massa di tufo e di sabbie gialle: qui vennero rinvenute una grande fibula ad arco in bronzo e un vaso in impasto non tornito. Si trattava, probabilmente, di una grotta frequentata a scopo cultuale dalla Media alla Finale età del Bronzo (XVII-X sec. a.C.).

A Cor delle Fosse, sempre presso Marmore, sui bordi di una delle grandi fosse che convogliano le acque del Velino verso la Cascata, furono ritrovati un grande vaso tronco-conico pieno di sabbie miste a ceneri e, collocati intorno ad esso, altri oggetti consistenti in pesi da telaio e rocchetti. La tipologia degli oggetti legati alla tessitura e alla filatura hanno portato all'affascinante ipotesi di un culto alle acque legato al mondo femminile.

Nel 1868, durante i lavori di sistemazione dell'allora strada nazionale n.30 Terni-Rieti, presso l'antico porto del lago di Piediluco fu casualmente scoperto, in una cavità scavata nella roccia calcarea, un recipiente di terracotta di grandi dimensioni contenente una notevole quantità di oggetti in bronzo (si suppone più di 400 libbre di peso): si tratta del cosiddetto "ripostiglio di Piediluco". Non si è certamente di fronte a una stipe votiva, ma tutto fa supporre di essere in presenza di un deposito a carattere premonetale, come accade per il ripostiglio detto di "Contigliano" nel Reatino.

Nei primi anni Ottanta del XX secolo vennero fatte diverse ricognizioni e furono così individuati circa 30 nuovi siti protostorici, in molti casi a distanze di poco meno di 1 km. In seguito a tali rinvenimenti è risultato modificato il modello di un unico bacino lacustre a favore dell'esistenza, per tutta la durata dell'epoca protostorica, di più bacini. Sia nell'area di Piediluco che in quella reatina si svilupparono abitati perilacustri disposti in aree pianeggianti o, in alcuni casi, nel punto di raccordo delle pendici di bassi rilievi con la sottostante pianura (il Rivo, la Mola, Podere Colle d'Agnano, La Bandita, ecc.); questo dato emerge soprattutto in relazione all'età del Bronzo Finale (XI-X sec. a.C.).

Nel Bronzo Finale nell'area del lago di Piediluco si assiste alla crisi del sistema insediamentale (crisi già in atto nel Reatino dal Bronzo Medio), forse conseguenza delle condizioni climatiche sfavorevoli e dell'innalzamento del livello di riva. Quindi nella prima età del Ferro si sviluppa un vero e proprio insediamento protourbano a Terni.

Il distretto ternano dovette entrare nell'orbita romana nei decenni iniziali del III sec. a.C., immediatamente dopo la conquista della Sabina portata a termine nel 290 a.C. dal console Curio Dentato, che di lì a poco dette il via ai lavori per la creazione del famoso Cavo Curiano, quello che ancora oggi convoglia le acque del fiume Velino verso la Cascata delle Marmore.

Attualmente, nelle vicinanze della Cascata è possibile scorgere un ponte romano risalente all'età Augustea: si tratta di ponte del Toro, lungo circa 20 metri con arcata composta da 16 cunei regolari. Situato sulla riva sinistra del Nera, ha una posizione obliqua rispetto al letto del fiume che in età romana doveva avere un tracciato diverso.

Alcuni dei reperti protostorici rinvenuti a Marmore e numerosi reperti provenienti da diversi siti ternani e dalle zone limitrofe (compresi in un periodo temporale che va dall'Eneolitico alla tarda antichità) sono esposti al museo archeologico di Terni.

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